Edifici di pregio storico-architettonico
All’inizio di via Daneri, sulla
destra, casa torre del XVI secolo, con un arco d’epoca posteriore.
Palazzo Vinzoni, via Daneri 37,
della fine del XVI secolo. Sopra il portale, Madonna incoronata che legge un
libro. Una targa posta sulla facciata indica che in questa casa soggiornava
Matteo Vinzoni per ritemprarsi dopo le fatiche genovesi. L’edificio, a due
piani, con tetto a quattro falde, è semplice e lineare. Tra i n. 63 e 65 della
medesima via, statua di San Giovanni Battista in marmo, entro nicchia.
Palazzo Paganetto, piazza
Brigata Garibaldina Cento Croci. E’ un edificio signorile settecentesco,
probabilmente uno dei più interessanti di Bonassola, che fu degli armatori
Paganetto. A due piani, ha una decorazione pittorica ancora leggibile sul
prospetto che dà sulla piazza e su quello verso il giardino. Tra il primo e il
secondo piano, una fascia color arancio con disegnate una serie di figure
grottesche in vari atteggiamenti. Le mensole sotto il cornicione sono dipinte
con una foglia di acanto e, tra l’una e l’altra, disegni di ancore, sciabole e
festoni. Il prospetto verso oriente presenta un loggiato a tre archi con le
volte dipinte (si possono osservare meglio da piazza San Francesco). Dal lato
opposto, al centro tra le due finestre, in corrispondenza del primo piano,
figura maschile; del secondo, grande stemma. Sulla facciata, lapide marmorea
con un sonetto attribuito al Metastasio.
Palazzo Farina, via Fratelli
Rezzano, all’angolo con via Libertà. Tipico palazzo signorile genovese del
‘700, dipinto e con una lunga balaustrata in marmo bianco al primo piano.
Palazzo Saporiti - Paganetto, via S.
Erasmo. Del XVIII secolo, con ampie finestre alla genovese. Sull’architrave del
portale, c’è incisa la scritta: NULLI CERTA DOMUS (nessuna casa è
certa).
La Chiesa di San Giorgio
In posizione dominante, pressappoco al
centro della valle, si erge questo tempio, preceduto da un piazzale con sagrato
a pietre di tre colori.
Ultimato nella seconda metà del
Cinquecento, sino al 1690 dipendeva dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di
Reggimonti. Il campanile venne edificato tra il 1673 e il 1676, utilizzando le
pietre della Chiesarotta e della Torre Ardoino. Esternamente è stato
completamente restaurato pochi anni or sono.
La facciata è suddivisa da una fascia
capitellare in due parti orizzontalmente, mentre verticalmente è tripartita da
quattro lesene. Nell’ordine superiore, sui due lati nicchie con statue della
Vergine e un santo. Al centro, piccolo bassorilievo con San Giorgio che uccide
il drago, entro cornice. Nell’ordine superiore, finestra trilobata in stile
barocco, come le altre decorazioni della facciata.
L’interno, purtroppo non visitabile
perché chiuso per restauri, è ad aula chiusa da un’ampia abside semicircolare
all’interno della quale si trova il coro.
Vi sono conservati alcuni dipinti ed
arredi sacri di discreta fattura.
Sul secondo altare a destra
dell’ingresso, tela dipinta del XVIII secolo con la Madonna del Carmine, San
Pietro Martire e Santa Lucia. Tra il secondo e il terzo altare, Crocifisso
ligneo processionale di scuola genovese (XVIII sec.). Sul terzo altare, statua
raffigurante la Madonna del Carmine di scuola genovese dello stesso periodo.
Sul lato sinistro gli altari sono due
perché quello di mezzo venne demolito per far posto al pulpito. Sull’altare
vicino al presbiterio si trova una tela dipinta nella quale sono rappresentati
la Madonna con il Bambino, San Lazzaro e Santa Maria Maddalena (olio su legno
del XVII sec.).
Sull’altare a sinistra dell’ingresso,
Sant’Antonio da Padova, tela dipinta settecentesca.
La zona presbiterale è separata dal
resto della chiesa da una balaustra in marmo bianco di Carrara di buona
fattura. Subito dopo la balaustra, a sinistra, tela devozionale ottocentesca di
gusto popolaresco, in cui sono raffigurati l’Addolorata e Gesù deposto
(l’immagine è probabilmente mutuata da quella della Madonna di Soviore).
Sull’altar maggiore, Crocifisso ligneo
settecentesco; Cristo risorto (olio su rame) sulla porticina del tabernacolo e
tronetto ligneo dorato dell’Ottocento.
In coro, tela del XVIII-XIX secolo,
con il Santo a cui è intitolata la chiesa. Nell’interno si trovano anche
quattro lampioni processionali dorati della prima metà XIX sec.
In controfacciata, sopra l’ingresso,
organo e cantoria ottocenteschi in cattivo stato di manutenzione.
Tra i paramenti sacri della chiesa se
ne segnalano alcuni rossi damasco.
Poco sotto San Giorgio si trovano i
ruderi di questo antico manufatto difensivo, costruito dagli uomini del posto a
partire dal 1544 e così chiamato perché gli Ardoino erano a quel tempo i
signori del luogo.
Verso la metà del ‘600, a causa
probabilmente di un cedimento del terreno, la torre andò parzialmente distrutta
e successivamente parte delle pietre che la costituivano venne utilizzata per
la costruzione del campanile della parrocchiale di San Giorgio, unitamente a
quelle dei ruderi della Chiesarotta, come si è già scritto.
L’edificazione del sacro edificio è
probabilmente avvenuta tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, quando
crollò la Chiesarotta e dovette essere sostituita da un’altra. Certo è che la
costruzione attuale non presenta visibilmente nessuna traccia di quella
medievale e, forse, solo l’orientamento è rimasto inalterato. Durante il
saccheggio di Montaretto del 1560 la chiesa venne completamente spogliata dei
paramenti ed arredi sacri.
L’interno è a tre navate separate da
due coppie di pilastri con una sola abside. La larghezza è molto accentuata
rispetto alla lunghezza, sicché internamente si ha l’impressione di una certa
mancanza di proporzioni. La volta è completamente dipinta, in stile popolaresco
(inizi XX sec.), con i simboli dei quattro Evangelisti negli angoli e, in
mezzo, l’Assunta e San Pietro Martire. Sotto, schiere di angeli.
Sull’altare del fianco sinistro,
martirio di San Pietro, olio su tela lobata in alto, del XVII sec.
Sull’altare a destra del maggiore,
statua della Madonna del Rosario (XVIII sec.) contornata da quindici dipinti di
forma ovale nei quali sono rappresentati i Misteri del Rosario (XVIII sec.).
Sopra l’altar maggiore, statua lignea
dipinta dell’Assunta attribuita alla bottega del Maragliano.
Sull’altare a sinistra del maggiore,
Crocifissione e anime purganti, con ampie ridipinture molto più rozze
dell’originale (XVIII sec.).
Sull’altare del fianco destro, tela
dipinta ad olio raffigurante Sant’Antonio da Padova (XVIII-XIX sec.).
Sul primo pilastro a sinistra,
Crocifisso ligneo processionale.
A sinistra entrando, in alto, tronetto
ligneo dorato per esposizione del Santissimo Sacramento (XIX sec.).
All’ingresso del presbiterio, bella
balaustra in marmo bianco di Carrara, con stemmi scalpellati all’epoca
dell’invasione napoleonica.
Sui due lati quattro lampioni
processionali dorati del XIX secolo.
In controfacciata, sull’ingresso,
organo e cantoria della seconda metà dell’Ottocento, della ditta Paoli di
Chiavari, malgrado la scritta sul frontalino indichi Organo dei Serassi
inaugurato e benedetto da S.E.Ill. Giovanni Costantini Vescovo il 29 Aprile
1935 XIII. In effetti l’organo fu acquistato nel 1935 dalla chiesa di Santa
Maria di Bacezza (Chiavari). La cantoria è dipinta e vistosamente decorata, la
cassa lignea è abbellita da dorature.
Posto pressoché all’inizio della parte
antica del borgo, di forme molto semplici, è internamente ad aula, chiusa da
un’abside semicircolare. La facciata reca delle finte lesene dipinte,
probabilmente d’epoca relativamente recente.
Sul frontone, una panchina in
muratura, interrotta dal portale, ove nelle giornate di sole è facile trovarvi
seduti gli anziani del paese.
Nell’interno, con un solo altare in
muratura, due statue del santo titolare, una in legno su cassa processionale,
l’altra in marmo bianco sull’altare.
Anticamente l’oratorio era sede della
Confraternita di San Rocco, i cui
associati tutte le domeniche vi si riunivano per pregare vestiti con cappe
bianche. Era altresì compito della confraternita, regolata da statuti molto
antichi, provvedere per l’assistenza agli ammalati e per i festeggiamenti da
fare in occasione della festa del Santo titolare.
Nelle vicinanze dell’oratorio si
trovava un ospitale per i poveri ed i pellegrini, al cui mantenimento
provvedeva, in parte, la Confraternita stessa. Questo ricovero restò in
funzione almeno sino alla metà del secolo scorso e, ancora all’inizio del
Seicento, aveva un ospitaliere che curava l’assistenza ai pellegrini e
amministrava i beni dell’opera pia.