Comune di Bonassola (SP)

La storia

Il nome

 

La storia di Bonassola è ancora quasi tutta da scrivere, per cui questa sintesi presenta inevitabilmente alcune lacune e taluni aspetti non sufficientemente approfonditi.

 

L’atto più antico in cui è citata indirettamente Bonassola risale al 18 marzo 1154. E’ il cosiddetto Privilegio di Papa Anastasio IV, con il quale viene confermata al Vescovo di Luni Gottifredo la giurisdizione ecclesiastica sulla pieve di Ceula (l’attuale chiesa di San Siro a Montale di Levanto), avente alle sue dipendenze la chiesa di Flerno (Scernio). In effetti quest’ultima, dedicata a San Pietro, funzionava ancora nel 1584 e dipendeva dalla parrocchiale di Bonassola, anche se ormai era in cattive condizioni e vi si celebrava la Messa solo quattro volte l’anno. Matteo Vinzoni, in una sua carta del 1773, la indica poco sopra l’attuale bivio stradale tra Levanto e Bonassola. Dal cadrasto del 1778 risulta che ha i muri diruti.

 

Bonassola è nominata per la prima volta in un documento del 29 gennaio 1269 in cui compare anche la chiesa di San Giorgio de Resegunti, mentre in un atto notarile del 21 aprile 1277 sono presenti come testimoni Bonaccorso Scerno e Giovannino Zanegno, entrambi di Bonassola.

 

Ma la testimonianza più remota relativa alla Vallis Bonazolae è fornita dall’archeologia. Tra il 1959 e il 1960 Leopoldo Cimaschi effettuò una campagna di scavi sui ruderi della Chiesarotta ubicata nell’omonima località, a circa 1 km di distanza da Reggimonti. I risultati furono sorprendenti. Infatti sotto i ruderi della Chiesarotta, che altro non era se non la chiesa di San Giorgio de Resegunti del XII secolo, venne trovato un tempio d’epoca altomedievale, il più antico sinora rinvenuto in tutta la zona. Non solo, a circa 25 m. da esso e a 1,50 m. sotto il livello di fondazione venne rinvenuta un breve tratto di strada che fu identificata con l’antichissima via Ligurum, la strada già esistente prima che la Liguria fosse assoggettata da Roma.

 

Con il privilegio di Papa Anastasio IV e, soprattutto, con gli scavi effettuati sotto la Chiesarotta risultano indubitabilmente accertati due fatti: la frequentazione della Valle di Bonassola da parte dell’uomo risale a prima dell’invasione di Roma ed è iniziata probabilmente nella zona occidentale della Valle (Reggimonti e Montaretto); solo verso il XII secolo ha interessato anche quella ad oriente (Scernio). Una conferma delle origini medievali di Reggimonti si avrebbe peraltro dal fatto che il toponimo dovrebbe indicare il possesso regio delle pendici montuose.

 

Nel corso del XIII secolo alcuni atti citano esplicitamente la chiesa di San Giorgio de Resegunti (o Rexemonti, o Resemonti), che andò distrutta quasi certamente da una frana, tra il 1298 e il 1310. Probabilmente in questo intervallo di tempo fu edificato il tempio dedicato a Santa Maria Assunta di Reggimonti, ove venne trasferita la sede parrocchiale. Certo è che dai documenti sappiamo che nel 1310 c’è un rettore in Santa Maria Assunta e pertanto doveva esistere anche la chiesa.

 

Le prime notizie che si conoscono sui centri storici di mezza costa risalgono alla prima metà del Quattrocento, periodo in cui Bonassola dipendeva amministrativamente dalla Podesteria di Framura, e riguardano Reggimonti e Montaretto, ove era abbondante la produzione di olio, vino e castagne e la popolazione era di 300 habitatores.

 

Da un rilevamento del 1531, fatto dalla Repubblica di Genova per scopi fiscali, risulta che gli abitanti di Bonassola erano prevalentemente mercanti di vino, marinai e agricoltori. Le principali produzioni agricole erano l’olio, le castagne e il vino, che veniva anche esportato. Il grano e le biade, prodotti in quantità insufficiente a coprire il fabbisogno locale, venivano importati.

 

Dagli annali di Agostino Giustiniani, del 1537, risulta che il numero di foghi, cioè di famiglie, tra Montaretto, Reggimonti, San Giorgio, Costella, Scernio, Serra e in la riva del mare Bonasola cò la chiesia di S.Catherina, erano complessivamente 200. Nella storia del Giustiniani viene nominata per la prima volta la chiesa di Santa Caterina. Quindi, presumibilmente tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 nasce il centro storico a mare e viene edificato il sacro edificio.

 

Nel 1584 le parrocchie di Bonassola sono visitate dal mons. Angelo Peruzzi, nel corso di una visita apostolica, cioè ordinata direttamente dalla Santa Sede, a tutte le parrocchie della diocesi. Una delle notizie che il parroco era tenuto a dare al nunzio apostolico era il numero di anime da Comunione della parrocchia. Dai verbali delle visite nelle due parrocchie allora esistenti, a Bonassola (San Giorgio diventerà parrocchia solo nel 1690), sappiamo che le anime da Comunione erano 280 a Montaretto e 90 a Bonassola (si tenga presente che allora la prima Comunione veniva normalmente somministrata tra 12 e 16 anni).

 

Nella prima metà del ‘500 il borgo a mare si sviluppo fortemente, mentre nella seconda la crescita si arrestò, probabilmente a causa delle incursioni pratesche. Nel medesimo periodo venne edificato l’Oratorio di San Rocco, a Mortaretto, e nel 1552 venne ultimata la Chiesa di San Giorgio, escluso il campanile, che fu eretto tra il 1673 e 1676.

 

Nel 1608 la popolazione di Bonassola e della sua Valle si aggirava sui 700 abitanti e nel 1670 sfiorava i 900. Un incremento demografico non indifferente, segno che l’economia della comunità era in espansione, com’è confermato dal rilievo censuario fatto dalla Repubblica di Genova nel 1612. Da quest’ultimo risulta che a Bonassola si coltivavano vite, olivo, castagno, limone, gelso, fichi e molti terreni erano adibiti ad orti. La coltivazione della vite prevaleva su quella dell’olivo. La parte restante del territorio era boschiva. I limoni si trovavano soprattutto in località Gavazzo e nella zona a mare. Il gelso era diffuso a Scernio, Poggio e Costella; ma verso la metà del ‘600 la crisi del mercato serico a Genova ne causò l’abbandono. I frantoi erano numerosi e sparsi su tutto il territorio da Montaretto alla marina, lungo il percorso dei principali torrenti, il Sangiorgio ad est e il Rossola ad ovest. La pesca era di scarso rilievo, mentre erano in forte espansione i trasporti marittimi.

 

Tra il 1670 e il 1730 nel borgo a mare la popolazione aumentò di 300 persone. Nel 1802 gli abitanti erano complessivamente 1.293 (dato che verrà superato soltanto nel corso del XX secolo), così suddivisi fra le tre parrocchie: S. Caterina 761, S. Maria Assunta 256, S. Giorgio 276.

Indubbiamente la crescita della popolazione è da mettere in relazione con l’aumento dei traffici marittimi. Infatti Bonassola ebbe molti uomini di mare provetti se non addirittura valorosi. Primi fra tutti gli ammiragli Serra, tra cui in particolare Luigi, che visse tra la seconda metà del Settecento e la prima dell’Ottocento. Anche San Giorgio e Montaretto contribuirono all’espansione della marineria, com’è comprovato dai 31 abitanti di questi due nuclei che alla fine del ‘700 risultavano assenti dai luoghi d’origine perché imbarcati.

 

Le carte settecentesche di Matteo Vinzoni costituiscono una fonte di notizie davvero insostituibile per la storia di Bonassola. In quella del 1773 che fa parte dell’Atlante dei Dominii, per esempio, si nota che le prime case del borgo a mare furono costruite nei pressi della parrocchiale di Santa Caterina e ai piedi della collina sulla quale sorge il castello, mentre la piana alluvionale formata dai torrenti Rossola e San Giorgio è edificata solo in parte.

 

Nel Settecento l’agricoltura e i traffici marittimi assorbivano quasi la totalità della popolazione. L’olivo, la vite, le castagne, gli agrumi ed i fichi erano i principali frutti della terra. La produzione di vino e di olio oscillava, rispettivamente, tra 1.200 e 1.500 ettolitri e tra 150 e 220 barili. L’olio veniva venduto in Lombardia e il vino a Genova. Il grano, il mais ed i fagioli venivano acquistati a Napoli e in Sicilia. Era praticata anche l’apicoltura (con 48 alveari), mentre la zootecnia era di modesta entità (605 pecore e 13 bovini) e i maiali erano 79.

 

Nel luglio del 1799 avvenne l’occupazione francese e le truppe causarono danni non indifferenti alla popolazione obbligandola a rifornirle di pane, vino, olio, legna e fieno, con il disagio che si può facilmente immaginare. Per non parlare dei danni subiti dal naviglio di Bonassola durante il blocco navale attuato dall’Inghilterra a partire dal 1806. 

A quest’ultimo proposito, nel 1809 il Sindaco fa una situazione delle navi di Bonassola prima e dopo la guerra. Dal confronto emerge un calo di oltre il 50% del numero di imbarcazioni e di circa il 75% della portata complessiva.

 

Con l’ordinamento napoleonico del 1803 il borgo a mare entrò a far parte del Cantone di Montaretto.

 

Nel corso del XIX secolo infine si verificano degli eventi che sconvolsero completamente la vita di Bonassola: la costruzione della linea ferrata e della strada della Baracca, la scoperta e lo sfruttamento del marmo, il tramonto della marineria. Quest’ultima attività, che per secoli è stata fondamentale per Bonassola, è andata rapidamente perdendo d’importanza nella seconda metà dell’Ottocento, sia in seguito all’entrata in funzione della ferrovia, sia a causa delle mutate caratteristiche della navigazione marittima. L’introduzione della macchina a vapore ha cioè soppiantato in poco tempo attività ed abitudini di vita secolari. Se da un lato Bonassola, con l’arrivo della ferrovia è uscita dall’isolamento in cui viveva da sempre, dall’altro ha perso l’attività che l’ha connotata in modo inconfondibile per secoli, sino a portarla, nel Settecento, ad essere seconda solo a Lerici nell’estrema Liguria di Levante. Va peraltro precisato che la tradizione marinara bonassolese è proseguita sino ai primi decenni del Novecento, con uomini di mare valenti che hanno continuato a navigare per importanti società di Genova.

 

Nel 1832, durante lavori per riparare la vecchia strada per la Baracca, venne casualmente scoperto il marmo. Questa risorsa venne sfruttata intensivamente e Bonassola fu invasa da molti cavatori. Oggi l’estrazione di questo pregiato materiale prosegue, anche se a ritmo molto più modesto, perché il filone si sta esaurendo.

 

Nel Novecento nasce una nuova attività, il turismo, e cala drasticamente l’agricoltura, ormai finalizzata quasi esclusivamente alla produzione per uso familiare. La popolazione, dopo la seconda guerra mondiale diminuisce sensibilmente, come in quasi tutta la Liguria e questo fatto, congiuntamente a tutti gli altri che si sono verificati a partire dal secolo scorso, determina nuove condizioni di vita.