Chiesa Santa Caterina d'Alessandria

La Parrocchiale di Santa Caterina

Chiesa Santa Caterina d'Alessandria

Descrizione

Edificata probabilmente nella prima metà del ‘500, e completamente trasformata in epoca barocca, fu consacrata l’8 luglio 1668 dal Vescovo di Luni e Sarzana Giovanni Battista Spinola, come ricorda una lapide murata nell’interno, in basso sul lato sinistro.

Nel XVIII secolo, quando nell’arredo ecclesiastico si impose definitivamente l’uso dei marmi policromi su larga scala, la chiesa subì altre trasformazioni. In questo periodo vennero infatti costruiti  l’altar maggiore, la balaustrata, l’altare della Madonna del Rosario, il pulpito e le acquasantiere.

La facciata, come frequentemente avviene in molte chiese della Liguria, è molto semplice ed essenziale e, dunque, decisamente in contrasto con la ricchezza dell’interno. E’ bipartita da una trabeazione aggettante decorata con ovali. Sia l’ordine inferiore che quello superiore sono tripartiti da lesene dipinte. Il timpano è abbellito con modanature e decorazioni. Sul portale, una cornice dipinta con decorazioni barocche, sorretta da due angeli. Al centro della cornice quattro simboli: una palma e un giglio poggianti su una ruota, reggono una corona. La ruota, la palma e il giglio sono riferiti a Santa Caterina, la corona alla Madonna. Si fa notare che tutte le decorazioni della facciata richiamano quelle dell’interno. Nella parte centrale dell’ordine superiore, un finestrone a tre settori con vetrate istoriate. A sinistra San Francesco che riceve le stigmate (sullo sfondo una chiesa che fa pensare alla basilica superiore di Assisi), al centro la Madonna del Rosario e a destra Santa Caterina da Siena, che con San Francesco è patrona d’Italia. Nelle altre tre vetrate istoriate della chiesa sono rappresentati: in quella sul fianco nord, San Giuseppe con Gesù Bambino (si noti la posizione irregolare del piede di quest’ultimo), in quella sul lato opposto, Santa Caterina d’Alessandria, a cui è dedicata la chiesa, in quella dell’abside, San Nicola da Bari con il pastorale, un frutto e un’imbarcazione sullo sfondo.

A destra, il quadrato e tozzo campanile, eretto tra chiesa e canonica.

L’interno presenta uno schema planimetrico consueto nelle architetture sacre di metà Seicento: un’ampia aula rettangolare con volta di copertura a botte lunettata e cappelle lungo le due pareti laterali scandite da lesene. Conclude la navata il presbiterio con coro semicircolare. La superficie delle volte è stata completamente decorata all’inizio del Novecento. Le lesene sono dipinte con scanalature terminanti superiormente con un capitello dorato a foglie d’acanto. Tra una lesena e l’altra, gli archi soprastanti gli altari laterali, abbelliti con stucchi, statue di angeli e marmi. Sopra l’arco di trionfo due angeli dorati sorreggono una cornice a volute, all’interno della quale si trova la scritta: QUAM DILECTA TABERNACULA TUA DOMINE 1907 (Quanto sono amabili le tue dimore o Signore). Nella volta sul presbiterio e nel catino absidale, angeli in gloria. Sul presbiterio e nell’abside, immediatamente al di sopra dei capitelli dorati che si trovano alla sommità delle lesene, fastosa decorazione azzurra con teste e ali di angeli dorate.

La chiesa di Santa Caterina è particolarmente ricca di arredi sacri perché, seconda una consuetudine ancora vigente alla fine del ‘700, i marinai bonassolesi dopo ogni viaggio portato a termine con esito favorevole destinavano una parte del loro guadagno ad essa. Come si è già detto, il periodo d’oro della marineria commerciale del paese è compreso tra il ‘600 e il ‘700 e pertanto la maggior parte degli arredi è in stile barocco. Sarebbe quanto mai eccessivo soffermarsi su tutti e perciò si fornisce l’illustrazione solo dei più significativi da un punto di vista artistico o devozionale.

Subito dopo le porte d’ingresso si trovano due acquasantiere pensili (una per lato), in marmi policromi sovrapposti entro un ovale in marmo grigio, assai originali. Su quella di sinistra, c’è inciso il monogramma di Cristo, sull’altra quello mariano. Proseguendo sulla destra, altare barocco con stucchi e, immediatamente dopo, pulpito rivestito in marmo lavorato ad intarsio, retto da una colonnina abbellita con tre testine di angeli e una ghirlanda di fiori e frutti. L’altare successivo ha le colonne tortili in marmo e due belle teste d’angelo, una per parte. Sopra lo stesso, gruppo scultoreo attribuito alla bottega del celebre scultore intagliatore su legno genovese Anton Maria Maragliano (XVII-XVIII sec.), con Gesù nell’Orto del Getsemani nel momento di pronunciare le parole: Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà. E subito gli appare un angelo dal cielo a confortarlo.

Sopra l’ingresso laterale, tela con San Francesco che riceve le stigmate a La Verna; in alto Gesù tra San Lorenzo e San Giovanni Battista.

Si noti a questo punto della visita la fastosità dei marmi della balaustra, dell’altare maggiore (con il bel Crocifisso in legno dipinto) e, soprattutto, dell’altare della Madonna del Rosario.

Nell’abside sono conservate tre grandi tele, dipinte negli ultimi anni del Settecento da Pietro Costa, un artista genovese che dev’essere ancora valutato adeguatamente dalla critica. Nelle due ai lati, scene dalla vita di Santa Caterina d’Alessandria; sopra al coro, la dormitio della santa.

Il coro ligneo è settecentesco come l’organo positivo che si trova dietro l’altare.  Questo strumento di fabbricazione ligure ha la cassa dipinta, la cimasa curvilinea e le ante decorate internamente con motivi floreali.

A sinistra del presbiterio, dieci ex-voto di Angelo Arpe.

Sul lato sinistro, altare della Madonna del Rosario, molto venerata a Bonassola, la cui ricorrenza si festeggia la prima domenica d’ottobre con particolare solennità e partecipazione popolare. L’altare è preceduto da tre gradini in marmo. In alto c’è un angelo per parte e una raggiera con in mezzo lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, circondata da angeli. Al centro si apre la nicchia con la statua in marmo della Madonna, contornata da quattordici dipinti ovali e uno trapezoidale sui quali sono raffigurati i Misteri del Rosario (XVIII sec.). Ai lati due colonne in marmo scanalate per parte, tutto attorno rivestimento con marmi policromi.

Subito dopo l’altare della Madonna del Rosario, San Luigi Gonzaga, tela a forma di ovale del XVIII secolo.

Ritornando verso l’ingresso si trovano due belle tele dipinte, La Croce, di Antonio Discovolo, e l’Adorazione dei pastori, di Giovanni Battista Carlone, esponente di spicco della prima metà del ‘600 della grande stagione del barocco genovese.

Sopra l’ingresso l’organo, costruito dalla famosa ditta Fratelli Lingiardi nel 1854 e completamente restaurato recentemente. La cantoria lignea sulla quale poggia ha il parapetto dipinto, come la cassa dello strumento. Sulla trabeazione, due busti di santi.

Un’opera a cui gli abitanti di Bonassola sono particolarmente affezionati è la cassa processionale della Madonna del Rosario, che normalmente si trova in un deposito della chiesa. Le casse processionali in legno dipinto rappresentano uno dei fatti più caratteristici della scultura d’epoca barocca, sia come realizzazione di una particolare cultura figurativa, sia come espressione di forme e contenuti devozionali. Si diffusero in Liguria soprattutto fra la fine del Seicento e la seconda metà del Settecento e volevano simulare le sacre rappresentazioni recitate nelle chiese, con un linguaggio di immediata comprensione per tutti i fedeli. Anton Maria Maragliano e i suoi allievi fornirono il più splendido e coinvolgente repertorio di azioni sceniche per un teatro sacro che si svolgeva periodicamente per le strade e per le piazze nel corso del rito processionale. Questa di Bonassola, a lui attribuita, ne è un esempio emblematico. Sopra la base, tutta decorata in oro, l’apparato scenico è preceduto da una serie di sei bassi candelabri alle cui estremità stanno due vasi di fiori finti dorati. Al centro, sopra alcune nuvole, si erge la Madonna con il Bambino in braccio e Sant’Erasmo Vescovo inginocchiato ai suoi piedi, con la mitra sul capo e il pastorale impugnato. A sinistra, sotto le nuvole spuntano due angeli, mentre un terzo è collocato a metà tra Gesù Bambino e Sant’Erasmo. Tra la mano destra della Madonna e quella del Bambino, la corona del Rosario - che per la posizione che ha attraversa quasi tutta la scena - viene mostrata con evidenza ai fedeli. Si osservi il vestito della Madonna, con i grandi fioroni d’oro incisi sulla veste rossa, i motivi decorativi in oro dipinti sul manto azzurro e i fiori sui risvolti dorati del manto stesso, che impreziosiscono il movimento dei panneggi.

In sacrestia sono conservati due quadri di buona fattura, il San Francesco (opera di un seguace di Bernardo Strozzi) e una tempera su legno, la Resurrezione (in cattivo stato di conservazione in quanto le tre tavole superstiti sono state usate per le ante di un armadio), e un Crocifisso con due angeli. Vi è poi una serie di arredi sacri, vestiti liturgici e due reliquie di alto valore artistico e devozionale.

Il pezzo più antico è un piatto in argento inciso e cesellato destinato alla raccolta delle offerte, datato 1599. Di forma rotonda, nella parte centrale ha due circonferenze concentriche. In quella interna è raffigurato lo Spirito Santo, in quella esterna, volute stilizzate alternate con tre ovali con un fiore e uno con la data 1599. Tra la circonferenza e il bordo è inciso lo stemma del donatore: due leoni affrontati rampanti su un albero. Anche la zona periferica del piatto è completamente decorata. Restando nel settore dell’argenteria liturgica, in Santa Caterina sono conservati tre oggetti settecenteschi di particolare pregio artistico, oltre che di venerazione. Si tratta di due busti reliquari (S. Caterina d’Alessandria e S. Rosalia) e di una dotazione di tre carte glorie, tutti di fabbricazione ligure.

Il busto di Santa Caterina è in argento fuso, sbalzato, cesellato e in rame dorato. E’ datato 1713 con il punzone di cui facevano uso gli argentieri genovesi: la torretta. Poggia su un piedistallo sagomato e ornato con volute e una testa di cherubino alato. La veste della santa è abbellita da fiori, come il manto, mosso in morbide pieghe. Sul petto è inserita la teca con la reliquia. Il volto è incorniciato da lunghi capelli che, raccolti dietro alla nuca, scendono sulla spalla destra. Sul capo, in parte coperto dal velo, una corona ed un’aureola in rame dorato.

Il busto di Santa Rosalia è più piccolo. Pur essendo di buona fattura, è sotto l’aspetto estetico, meno pregevole di quello della santa martire a cui è intitolata la chiesa. Sul busto l’abito mosso in morbide pieghe, tutto decorato da una fitta bulinatura. Sopra i lunghi capelli sciolti è posata una ghirlanda di fiorellini in metallo dorato e sul petto è inserita la teca ovale con la reliquia. Il piedistallo sagomato è ornato da un putto e una conchiglia.

Le tre carteglorie, in lamina d’argento sbalzato e cesellato, presentano la cornice movimentata da una serie di volute e sul fastigio hanno il monogramma mariano in metallo dorato.

Il mobilio ecclesiastico è di buona fattura. Tra gli oggetti  di maggior pregio se ne segnalano due, entrambi prodotti di ebanisteria ligure del XVIII secolo: una poltrona con panchetto e un confessionale. Il primo è in legno di noce intagliato, tornito e dorato. La finezza dell’impianto, la tecnica dell’intaglio, l’esecuzione accurata, la sinuosità del disegno, consentono di considerare quest’opera come significativo esempio di buon artigianato genovese.

Completano la dotazione di stoffe pregiate:

  • una serie di coprilesene in damasco color cremisi, di manifattura ligure del Seicento, del medesimo tipo che veniva anticamente usato in Inghilterra per apparare le sale degli uffici del consiglio del re;
  • due pianete realizzate con il medesimo tessuto del paliotto lionese di cui si è scritto sopra;
  • un piviale in tela color avorio argentato (manifattura ligure del XVIII secolo) che fa parte di un parato solenne usato per la festa della Madonna del Rosario;
  • una serie da parato completa composta da diversi pezzi, in tela d’argento ricamata in oro, di manifattura ligure della seconda metà dell’800.

Modalità di accesso

Si accede alla struttura dal portone principale situato in Bonassola, 2 Via Risorgimento.

Come arrivare

Via Risorgimento, 2, 19011 Bonassola SP

Mappa

 

Costi

Non sono previsti costi per accedere alla chiesa. 

Orario per il pubblico

La chiesa è sempre aperta in orario diurno. Per conoscere gli orari delle funzioni religiose rivolgersi alla parrocchia.

Ultimo aggiornamento: 15-05-2024

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